AdBlue fatto in casa? Ecco perché è una pessima idea (e come risparmiare veramente sull’AdBlue)

adblue fatto in casa
20.01

AdBlue fatto in casa? Ecco perché è una pessima idea (e come risparmiare veramente sull’AdBlue)

L’introduzione dell’additivo AdBlue come requisito obbligatorio ha portato con sé costi aggiuntivi non trascurabili per gli automobilisti.

Alla spesa per l’additivo si sommano, in molti casi, anche quelle per prodotti anticristallizzanti e per eventuali interventi legati a guasti o malfunzionamenti del sistema SCR. Un insieme di costi che, nel tempo, pesa sul portafoglio.

Per questo motivo, sempre più automobilisti cercano di risparmiare affidandosi a soluzioni fai da te, fino ad arrivare a una pratica tanto diffusa quanto rischiosa: l’AdBlue fatto in casa.

In questo articolo vedremo perché produrre AdBlue fatto in casa è una pessima idea e rappresenta una delle scelte più sbagliate che si possano fare per il proprio veicolo.

 

AdBlue: non una semplice miscela di acqua e urea

Per capire perché l’idea dell’AdBlue fatto in casa sia problematica, è fondamentale partire da una premessa: l’AdBlue non è una semplice e approssimativa miscela di acqua e urea, né un prodotto che può essere improvvisato senza conseguenze.

Si tratta di una soluzione tecnica con una composizione ben definita, costituita per il 32,5% da urea tecnica ad altissima purezza e per il restante 67,5% da acqua demineralizzata. Questa proporzione non è casuale, ma nasce da specifiche tecniche precise, progettate per garantire il corretto funzionamento del sistema SCR e la sua capacità di ridurre efficacemente le emissioni di ossidi di azoto (NOx).

Proprio per svolgere correttamente questa funzione, l’AdBlue deve rispettare la norma ISO 22241, standard internazionale che impone requisiti molto rigorosi in termini di purezza, assenza di contaminanti e limiti stringenti sulla presenza di metalli, sali e altre impurità.

Quando queste condizioni non vengono rispettate, l’AdBlue non solo perde efficacia, ma può compromettere seriamente il funzionamento dell’intero sistema di abbattimento delle emissioni.

 

AdBlue fatto in casa: perché non è realizzabile correttamente

Se quanto detto finora non fosse sufficiente a chiarire perché l’idea dell’AdBlue fatto in casa sia sbagliata, vale la pena entrare nel merito e capire, in modo concreto, perché realizzarlo correttamente in ambito domestico sia estremamente complesso (nonostante quanto possano suggerire molte guide online).

Il primo ostacolo riguarda l’urea. Quella utilizzata per altri scopi, come l’impiego agricolo o industriale, non è pensata per applicazioni automotive e presenta impurità incompatibili con i sistemi SCR. Anche in concentrazioni minime, queste sostanze possono favorire fenomeni di cristallizzazione, causare l’intasamento di iniettori e catalizzatori e compromettere componenti particolarmente sensibili, come la pompa AdBlue.

Il secondo problema è rappresentato dall’acqua. L’acqua comunemente definita “demineralizzata”, se non prodotta secondo standard specifici e controllati, può contenere tracce di elementi come calcio, sodio o ferro. Si tratta di quantità apparentemente trascurabili, ma più che sufficienti a generare malfunzionamenti, perché il sistema SCR è progettato per funzionare esclusivamente con un fluido estremamente puro.

A queste difficoltà si aggiunge infine il tema della concentrazione. La percentuale di urea deve essere precisa: una variazione anche solo minima rispetto al valore previsto può portare a errori di sistema, all’accensione di spie di anomalia, a una riduzione delle prestazioni o, in alcuni casi, all’impossibilità di avviare il veicolo.

In altre parole, anche ipotizzando le migliori intenzioni, replicare in casa le condizioni necessarie per ottenere un AdBlue conforme agli standard richiesti è un’operazione ben più complessa di quanto possa sembrare.

 

I rischi (e i danni) del “fai da te”

Le conseguenze dell’utilizzo di un AdBlue non conforme non sono solo “teoriche”, ma molto concrete e possono creare problemi seri. Quelli più frequenti riguardano l’intasamento degli iniettori del sistema SCR, la formazione dei cristalli nei condotti (il fenomeno della “cristallizzazione”) ed il danneggiamento della pompa AdBlue.

Nei casi più gravi, a volte si si rende necessaria anche la necessità di sostituire il catalizzatore.

Si tratta di riparazioni che non incidono solo sul portafoglio, ma che comportano anche il fermo del veicolo per diversi giorni.

E non è tutto: i sistemi moderni sono progettati per rilevare rapidamente valori anomali. Se l’AdBlue non è corretto, l’auto può entrare in protezione, ridurre la potenza o segnalare errori continui sul cruscotto. In alcuni casi, dopo un certo numero di chilometri, il veicolo può addirittura impedire l’avviamento. A questo si aggiunge il fatto che un AdBlue non conforme incide sulle emissioni, con il rischio di problemi in fase di revisione e, in determinate situazioni, anche di sanzioni.

 

Come risparmiare sull’AdBlue in modo sicuro

Invece di buttarsi su metodi fai-da-te rischiosi, esistono soluzioni del tutto più sicure per risparmiare e ridurre i costi legati all’utilizzo dell’AdBlue.

La prima riguarda l’acquisto del prodotto. Dove comprare AdBlue ad un prezzo vantaggioso? Affidarsi a un produttore AdBlue serio e certificato e scegliere formati più grandi consente di contenere i costi in modo intelligente, senza compromettere la qualità del prodotto.

In questo contesto, AdBlue by Azotal, l’additivo sviluppato da Azotal, si propone come una soluzione affidabile e conforme agli standard, studiata per offrire un’elevata purezza e prestazioni costanti nel tempo.

Un altro modo per risparmiare sull’AdBlue, anche se può sembrare controintuitivo, è puntare sulla prevenzione. Interventi di manutenzione regolari e l’utilizzo di additivi specifici per la protezione e la pulizia del sistema, come gli anticristallizzanti, aiutano a preservare il corretto funzionamento dell’impianto ed evitare costi ben più elevati nel tempo.

ProAd è la soluzione proposta da Azotal, additivo che impedisce la formazione dei cristalli di urea all’interno dell’impianto.