
AdBlue: quali auto lo usano e quali no
L’additivo AdBlue è diventato ormai parte integrante della vita di molti automobilisti. Si tratta di una soluzione composta da acqua demineralizzata e urea tecnica al 32,5% progettata per ridurre le emissioni tossiche (NOx) prodotte dai motori a gasolio attraverso il sistema SCR (Selective Catalytic Reduction), che trasforma gli ossidi di azoto in azoto e vapore acqueo.
C’è però un aspetto che spesso viene dato per scontato: quando si parla di AdBlue, si tende a generalizzare dicendo che tutti i veicoli diesel ne fanno uso, ma in realtà non è proprio così. Non tutti i modelli diesel richiedono AdBlue: esistono delle eccezioni, e vale la pena capire quali.
AdBlue: da che anno è diventato obbligatorio?
Per le autovetture di uso quotidiano, l’AdBlue è arrivato con la normativa Euro 6, entrata in vigore il 1° settembre 2015 per i nuovi modelli e dal 1° gennaio 2016 per tutte le immatricolazioni. Con questi limiti, le emissioni di NOx per i diesel sono state ridotte a soli 80 mg/km: un obiettivo impossibile da raggiungere con la sola valvola EGR, specialmente sui motori di media e alta cilindrata.
Da quel momento, la grande maggioranza dei diesel Euro 6 ha adottato il sistema SCR con AdBlue.
In pratica, se la tua auto è stata immatricolata dal 2016 in poi e monta un motore diesel, è probabile che faccia uso di AdBlue anche se, come vedremo, non mancano le eccezioni.
L’introduzione di questo additivo, tuttavia, non è stata una novità assoluta: il suo utilizzo sui veicoli pesanti (camion, autobus) è iniziato già con la normativa Euro 4, intorno al 2005–2006. I costruttori di mezzi commerciali sono stati i primi ad adottare la tecnologia SCR su larga scala.
Quali diesel hanno AdBlue?
La lista dei costruttori che hanno adottato il sistema SCR con AdBlue è oggi molto ampia. Tra i principali:
- Volkswagen Group: Volkswagen, Audi, SEAT, Škoda – tutti i diesel Euro 6 con motori 2.0 TDI e superiori
- BMW: serie 1, 3, 5, X1, X3, X5 con motori diesel dal 2015 in poi
- Mercedes-Benz: tecnologia BlueTEC, presente su quasi tutta la gamma diesel C, E, GLE, Sprinter
- Renault e Dacia: motori Blue dCi dalla generazione Euro 6d
- Peugeot e Citroën (Stellantis): motori BlueHDi, applicati su quasi tutta la gamma
- Fiat, Alfa Romeo, Jeep: diesel Euro 6d con sistema SCR
- Ford: motori EcoBlue su Transit, Focus, Kuga e altri modelli
- Toyota e Mazda: alcune versioni diesel adottano SCR con AdBlue
- Opel/Vauxhall: gamma diesel recente con sistema SCR
- Volvo: sistema SCR su tutta la gamma diesel Euro 6, incluse le serie XC40, XC60, XC90, V60 e V90
In sintesi: se il tuo diesel è Euro 6 e ha una cilindrata dai 1.6 in su, la probabilità che utilizzi AdBlue è molto alta.
Motori Euro 6 senza AdBlue: quali sono?
Le eccezioni riguardano principalmente i motori di piccola cilindrata, che riescono a rientrare nei limiti Euro 6 attraverso ottimizzazioni interne alla combustione (come la gestione avanzata dell’iniezione, la geometria della camera di combustione e il ricircolo dei gas di scarico tramite valvola EGR) senza necessità del sistema SCR. In sostanza, producono meno ossidi di azoto già a livello di combustione, rendendo “inutile” l’uso dell’AdBlue.
Alcuni esempi concreti sono la Honda Civic con motore 1.6 i-DTEC, alcuni modelli Mazda con il 1.8 Skyactiv-D e diversi diesel Fiat di piccola cilindrata, come il 1.3 Multijet montato sulle Panda. Anche alcune versioni compatte di Toyota e Suzuki rientrano in questa categoria.
Si tratta però di eccezioni sempre più rare: i motori di media e alta cilindrata non riescono a ottenere gli stessi risultati senza il supporto del sistema SCR, e con l’arrivo delle normative Euro 6d e del futuro Euro 7, la tendenza è verso un’adozione sempre più universale dell’AdBlue.
La regola generale è questa:
| Cilindrata motore | Utilizzo AdBlue |
|---|---|
| Sotto 1.6 | Generalmente assente |
| Tra 1.6 e 2.0 | Dipende dal costruttore |
| Sopra 2.0 | Quasi sempre presente |
Meglio diesel con AdBlue o senza?
Meglio diesel con AdBlue o senza: questa è una delle domande più frequenti, e la risposta è più semplice di quanto sembri.
I diesel senza AdBlue sono oggi una categoria residuale, concentrata su motori di piccola cilindrata che riescono a rientrare nei limiti Euro 6 attraverso ottimizzazioni della camera di combustione e della gestione elettronica. Hanno il vantaggio di eliminare la necessità di rabbocco periodico, questo sì, ma chi cerca un’auto diesel di taglia media o superiore (o un veicolo commerciale) difficilmente avrà alternative al sistema SCR.
La vera domanda, semmai, è un’altra: visto che il proprio veicolo usa AdBlue, come gestirlo nel modo migliore?
Innanzitutto, il rabbocco è un’operazione semplice, in media ogni 10.000–15.000 km a seconda del veicolo e dello stile di guida. Il costo del prodotto è contenuto, e i vantaggi del sistema SCR sono concreti:
- abbattimento dei NOx fino al 90%, ben oltre i limiti di legge
- motore che non deve “sacrificare” le prestazioni e la combustione per ridurre le emissioni
- minore usura della valvola EGR, perché il carico di riduzione degli ossidi di azoto è distribuito tra EGR e SCR
- conformità garantita con le normative attuali e future.
L’unico aspetto su cui vale davvero la pena prestare attenzione è la qualità dell’AdBlue utilizzato. È importante affidarsi a un produttore certificato e scegliere esclusivamente AdBlue conforme alla norma ISO 22241 (meglio se di sintesi).
AdBlue by Azotal è l’additivo di sintesi prodotto da Azotal, produttore AdBlue dal 2006 e tra i maggiori distributori di AdBlue a livello nazionale e internazionale. È stata tra le prime aziende italiane del settore a ottenere la certificazione di qualità e idoneità alla produzione rilasciata dal Verband der Automobilindustrie (VDA), l’associazione tedesca dei costruttori automobilistici che detiene il marchio AdBlue.